Oggi parliamo di…bullismo

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Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

Il bullismo scolastico può essere una vera piaga per i nostri ragazzi. Se anche gli aggressori sono in uno stato di disagio, le vittime sono le più fragilizzate e spesso le responsabilità degli adulti vengono sottovalutate.

Cos’è il bullismo? Il Dizionario di Pedagogia Clinica® lo definisce una « Situazione in cui qualcuno (vittima) viene esposto, in modo ripetuto e continuativo, ad azioni negative e vessatorie da parte del persecutore »’. Se la prevaricazione è “stabile e continuativa” e la vittima è “impotente di fronte agli attacchi”, possiamo parlare di atti di bullismo.

Queste provocazioni possono essere fisiche, ma anche verbali con   smorfie o gesti volgari e comportare “l’esclusione intenzionale da un gruppo”.

Il bullismo può avere ripercussioni psicologiche piuttosto marcate e marcanti sulla vittima, provocando danni morali, biologici ed esistenziali.

A breve termine, la vittima soffrirà di una perdita di autostima che lo porterà ad assumere una posizione di inferiorità rispetto al gruppo. Questo alimenterà un senso di esclusione col rischio di diventare vittima di altri episodi di bullismo, entrando in una sorta di circolo vizioso.

A medio termine, in questi bambini potranno emergere fenomeni di ansia e perfino di depressione.

A lungo termine questi giovani, una volta adulti, continueranno a provare un certo disagio nei confronti del gruppo. Il chè potrebbe intaccare le loro future esperienze lavorative.

Gli adulti e il loro entourage non sempre capiscono ed aiutano le vittime di bullismo che si rinchiudono a riccio in una sofferenza deleteria.

« Il bullismo è talvolta avallato dall’eccessiva tolleranza e dall’educazione che i genitori impartiscono ai loro figli (culpa in educando), dagli insegnanti, nella misura in cui l’organizzazione scuola non permette il monitoraggio e il controllo sui comportamenti degli studenti (culpa in organizzando) »². Individualmente poi, alcuni insegnanti sembrano poco ricettivi alle evidenti difficoltà che vivono alcuni loro allievi e alla loro incapacità di stare bene con se stessi e di aprirsi adeguatamente agli altri, ritenendo che le faccende che avvengono al di fuori dell’aula e dell’orario scolastico non rientrino nel dominio delle proprie competenze.

Come trattare” il bullismo a scuola? La chiave di vòlta ci sembra risiedere nell’alleanza educativa che dovrebbe crearsi tra docenti e genitori.

Premesso che ogni atto di bullismo è un caso particolare, possiamo affermare che dovrebbe essere affrontato in due fasi: una individuale e l’altra collettiva.

Nella prima fase, quella individuale, bisognerà organizzare un incontro mediato tra i genitori del bambino che molesta, il “bullo”, la “vittima”e i genitori del bambino molestato. Il mediatore potrà essere il dirigente scolastico o una figura di riferimento (pedagogista, psicologo, coordinatore di classe).  

Nella seconda fase, si tratterà di coinvolgere la comunità educativa e avviare una riflessione collettiva sulla specifica situazione di bullismo.

In nessun caso – tranne forse in presenza di lesioni o minacce particolarmente gravi – ci pare opportuno il ricorso a denunce o alla pubblica sicurezza.

È indispensabile che gli adulti si assumano le proprie responsabilità, ciascuno secondo il ruolo che gli compete. Le questioni relative al bullismo riguardano l’educazione, la pedagogia, la psicologia… tutti ambiti di competenza delicati e complessi, ben lontani dalla giustizia e dal concetto di «reato».

¹ & ² Guido Pesci, Marta Mani, Dizionario di Pedagogia Clinica, Armando Editore, Roma, 2022,  pag. 67.

***Immagine di copertina creata da Gemini

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