Rubrica a cura del dottor Claudio Rao
In questo inizio di anno scolastico in cui nelle nostre scuole i “casi difficili” tornano ad animare le attenzioni di docenti, pedagogisti e psicologi, spero di fare cosa gradita nel cercare di chiarire un modello utile a capire dinamiche relazionali complesse e di non sempre facile interpretazione.
Il Triangolo di Karpman, anche detto Triangolo Drammatico, è un modello relazionale disfunzionale descritto dallo psichiatra e analista statunitense Stephen Karpman, già discepolo di Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale (una teoria della personalità, delle relazioni sociali e della comunicazione creata nel 1968). Karpman ha insegnato psichiatria all’Università della California ed elaborato la teoria del Triangolo Drammatico che può rivelarsi utilissima nella gestione dei conflitti.
Vediamo di capirne la dinamica e il funzionamento.
Il triangolo drammatico è stato così denominato da Karpman in relazione a quelli che Eric Berne chiama i quattro miti:
- Ho il potere di rendere felici gli altri (soccorritore in cerca di una vittima).
- Gli altri hanno il potere di rendermi felice (vittima in attesa di un soccorritore).
- Ho il potere di rendere infelici gli altri (persecutore in cerca di una vittima).
- Gli altri hanno il potere di rendermi infelice (vittima in attesa di un persecutore).
I tre ruoli del triangolo drammatico sono dolorosi e fonte di conflitti. Ognuno di noi può interpretarli tutti a seconda del contesto, delle persone che interagiscono e delle circostanze.
Karpman nel suo triangolo individua tre ruoli principali: la Vittima, il Persecutore e il Salvatore. Questi ruoli non sono fissi, ma intercambiabili, e la loro alternanza crea dinamiche relazionali problematiche. La Vittima si percepisce oppressa, sottomessa, incapace di risolvere i propri problemi; spesso attribuendo le colpe agli altri. Il Persecutore assume un atteggiamento critico, giudicante e controllante, cercando di dominare e prevaricare la vittima. Il Salvatore si propone di aiutare la vittima, sentendosi indispensabile, ma, così facendo, può alimentare la dipendenza e la passività della vittima stessa.
Le persone, in una relazione, possono passare da un ruolo all’altro, creando un ciclo relazionale che impedisce la crescita personale e la risoluzione dei conflitti. Una persona che inizia come Salvatore può, per esempio, trasformarsi in Persecutore di fronte all’incapacità della Vittima di risolvere i problemi.
Questo modello ci aiuta a:
- riconoscere anomalie realzionali, identificando i ruoli che si ripetono nelle relazioni e a comprendere come influenzano il comportamento;
- liberarci dal circolo vizioso, riconoscendo i ruoli e iniziando a lavorare per adottare e favorire comportamenti più sani e funzionali;
- migliorare le nostre relazioni grazie ad una maggiore consapevolezza di sé e degli altri, favorendo relazioni più equilibrate e gratificanti.
In sintesi, il Triangolo di Karpman è un modello che aiuta a comprendere le dinamiche relazionali disfunzionali che si possono instaurare tra le persone, offrendo strumenti per riconoscere i ruoli e promuovere relazioni più sane.
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