A.A.A. Demaghoghi cercasi per un paese nuovo – Capitolazione e punti programmatici

A.A.A. Demaghoghi cercasi per un paese nuovo – Capitolazione e punti programmatici

Di Lucaa del Negro

La caduta dell’ideologia registrata al nostro tempo, con il margine quale risultato di azioni determinate e possibilmente identificate nelle attività lobbistiche, è unica e semplice conclusione da svolgere in una parentesi logica ancora disponibile in un pensiero onesto, perplessità di moltissimi cittadini non adeguati difronte alle azioni di governo altalenanti e a tratti inconcepibili, spesso assurde e illogiche appunto, presentate dalle disposizioni della Destra già impegnate dalla Sinistra e, viceversa.

Le legislature che democraticamente si susseguono, per questa parentesi italiana presa in esame, sotto quasi tutti i punti di vista, oltrepassando con nonchalance le promesse elettorali, attuano provvedimenti e quant’altro che annullano totalmente un fondamento, presentandosi come perfetti traditori addirittura in formosità di forti pressioni verso i costituzionalisti, i quali regolarmente non hanno più voce in capitolo -detto così, volgarmente- per il Presidente della Repubblica gessato come un dipendente qualunque.

La personale condotta assicurata nel Situazionismo – attività in questo frangente di carattere battagliero- propone la citazione esemplare di Thomas Babington, primo Barone Macaulay (Leicestershire, 25 ottobre 1800 – Londra, 28 dicembre 1859). Da studiare: “In ogni epoca, i più abietti esemplari della natura umana sono da cercarsi tra i demagoghi.

L’accostamento di questi due elementi -perdita dell’ideologia e formazioni politiche franate nella demagogia- non sono importanti fattori che oggi riducono e guastano la politica come si potrebbe intuire con troppa facilità: politica in quanto scienza e tecnica come teoria e prassi che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica (cit. Oxford Languages) e, demagogia così come per antonomasia si identificano le false promesse per illudere il Popolo per ottenere e/o conservare consenso e potere. In particolare, il demagogo, è sparito dalle scene o meglio, è e rimane ai vertici delle istituzioni operando al contrario dei programmi propagandati per assicurare a sé il potere, utilizzando, indi manipolando l’ideologia e nemmeno così tanto distorta.

A questo punto -per tentare una esemplificazione massimalista- rimarrebbe l’espressione (hashtag “X” attivo) #PopoloBue, masse poco interessate e generalmente votate all’ipnosi (utilizzando questa condizione per identificare l’attrazione verso forme astratte e costantemente distanti dal pensiero libero e critico e sociale) amalgamate negli slogan e poco di più.

(Le formazioni populiste sono da tempo parte delle coalizioni di Governo così come nelle opposizioni)

Alla luce di ciò, come scrivere alcuni punti in maniera tale da sciogliere se non tutti i legami, i più spessi e persistenti? Riprendersi in un nuovo movimento e forse in una corrente?

Il dubbio si possa un giorno arrivare a sentenza è forte e, lasciare ai posteri un appunto, remoto, è affare che trova appiglio nello status quo in via di rielaborazione storica attraverso l’IA, e in un pericoloso avvicinamento al gatekeeping (nuovi ambiti sociologici che identificano grossomodo chi “sorveglia” e “difende” il potere esponendosi per far verifica).

Con fatica, con sufficienza ma non per questo in maniera non assennata, attraverso uno sguardo della recente politica emergenziale messa in atto in Italia tra gennaio 2020 e la primavera del 2022 dove la sospensione dei diritti e la cancellazione di parte di essi hanno portato finanche ad arrivare alla privazione della libertà individuale, punti irremovibili in cui direttamente e/o indirettamente tutti i leader dei Partiti italiani sono convenuti utilizzando le Forze dell’Ordine e i militari- osare di inscrivere alcune norme per evitare o quantomeno rallentare il corso degli eventi che mirano allo smembramento dello stato di diritto attraverso la sostituzione etnica della cittadinanza e dei valori condivisi cresciuti dai padri fondatori, (556 deputati eletti nel 1946 per l’Assemblea Costituente, il cui compito fu quello di redigere la Costituzione della Repubblica Italiana, approvata il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948) deve [deve!] essere lecito!

Naturalmente, uno scritto breve e purtroppo isolato come questo, non ha, non può ardire a rivoluzionare un ordine indicato da attività estranee alla Patria -termine latino inserito da Wikipedia derivante da “pater” (padre), che indica la terra natale, la nazione o la comunità di origine a cui gli individui si sentono legati da un forte vincolo affettivo e storico, territorio e popolo uniti da lingua, cultura, storia e tradizioni che costituiscono un’entità a cui ci si sente appartenenti- e però non abbisogna di nessun salvacondotto per associare a questi termini costituzionali, l’avvistamento di elementi, di fattori, di particolari eccetera eccetera eccetera, che in questo momento storico stanno minando il significato (qualunque esso si possa voler intendere) che fonda la Nazione stessa.

L’emergenza, a rileggere anche in maniera approssimata le misure messe in atto dalla presente legislatura così come quella passata e prima ancora, checché si possa scrivere o leggere, è un momento precisato e definito; l’emergenza si governa con interventi immediati e mirati e particolari.

Un esempio unico, emergenziale appunto, il primo che occupa quotidianamente le notizie ma di cui nessuno -a parte quelli che per una manciata di voti in più…- abbia contezza; un invito a pensare e ripensare, ad aprire un confronto, a dissentire e proporsi:
frontiere superate illegalmente; norme (nell’ordine: europee e italiane) infrante e ripetutamente trasgredite; assembramenti in odore di mafie straniere composti da bande anche armate in via di organizzazione; impedimento sostanziale a ottemperare e valutare le pratiche di accoglimento ai richiedenti asilo; ampie “zone grigie” (ingerenza politica) nella legislazione che regolamenta e gestisce la clandestinità (detenzione e appalti pubblici compresi); schiavitù lavorativa; eccetera.
Al momento non c’è soluzione, a leggere e rileggere e far di conto degli ultimi vent’anni, la parabola è in crescita a dismisura; non si tratta più di “questioni ideologiche”, “di partito”, la questione è da riportare nella grammatica costituzionale, nella terminologia, nell’emergenza dei decreti.
(NdR: Il “Quaderno di Guerra” scritto con la prefazione del Direttore è un primo testo_ QUI il collegamento).

Invertire la tendenza (medio e lungo periodo) sarà possibile senza ricorrere a modalità e interventi di natura anti-costituzionale?
Per concludere l’esempio, sì.

-> La “questione immigrazione” in Italia – qualsiasi effetto coinvolga il territorio italiano- verrà amministrata dall’Esercito Italiano.
Esercito Italiano (Comandante il Capo dello Stato) unico appaltatore dell’emergenza nazionale attraverso le proprie strutture situate nello Stato; grazie alla propria organizzazione nel rispetto della Carta Costituzionale, tutte le questioni della materia immigrazione non coinvolgano i cittadini italiani saranno prese in carico dell’Esercito Italiano. Retroattivamente
.
Fine.

Lucaa del Negro
autorenegro.org

[Foto copertina:“Italia” – Di Lucaa del Negro]
 
www.edizionidelfaro.it/libro/photographx

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***Foto di copertina di Lucaa del Negro

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