Al Chiostro del Bramante “Flowers- dal Rinascimento all’Intelligenza Artificiale” – fino al 18 gennaio 2026

Al Chiostro del Bramante “Flowers-  dal Rinascimento all’Intelligenza Artificiale” – fino al 18 gennaio 2026

Articolo e foto di Susanna Schivardi

Roma si colora di tutti i fiori della storia. Al Chiostro del Bramante la mostra Flowers allestita fino al 18 gennaio 2026 rende omaggio ai fiori, in tutte le loro forme. I fiori e il tempo, i fiori e la storia, i fiori e l’amore, i fiori e l’arte, i fiori e la filosofia, i fiori e l’uomo, i fiori e la politica. I fiori come simbolo di lotta e resistenza, i fiori mutabili ma eterni, i fiori molteplici e capaci di morire e risorgere. I fiori icona di resilienza.

Fragili e potenti, i fiori parlano un linguaggio universale capace di attraversare i secoli e le culture. Raccontano emozioni, celebrano la bellezza, protestano silenziosamente e custodiscono storie millenarie

Un percorso che inizia dal site-specific nel chiostro all’entrata che accoglie lo spettatore in modo totalizzante. Si entra nel vivo con il tema dell’ecologia, grazie alla creazione del tedesco Maximilian Prüfer, che intreccia arte e denuncia con il suo Honeyflower 1.

L’opera Honeycomb Head of the Emperor Hadrian è una delle più suggestive, si tratta di un’istallazione che racconta di come da uno stampo in bronzo le api abbiano realizzato un alveare intorno ad esso, attualizzando ed eternizzando il volto dell’Imperatore Adriano. Oltre a una riflessione sui materiali, anche la scelta dell’Imperatore tra i più illuminati della storia è un percorso che va studiato e compreso nella sua specificità.

La sala per immergersi in un mondo vegetale ricreato in digitale è un modo per allontanarsi dal rumore ed entrare in un mondo di colori, suoni e forme. La tecnologia aiuta l’arte, facendosi strumento e mezzo ma non fine.

I significati reconditi dei fiori nell’arte antica, ed ecco in un’altra sala il magnifico Triomphe de Flore, di Jean-Baptiste Carpeaux, del 1873. Altorilievo in terracotta, dove si fondono il mito, la fertilità, la grazia e la sensualità. Flora è il simbolo della rinascita, venerata in epoca romana, ha un grande potere evocativo.

Preparatevi al meglio, per una delle sale a nostro avviso più meritevoli, la stanza delle meraviglie, la WunderKammer dove si trovano antiche raffigurazioni, libri di botanica, una parete dedicata ad api, coleotteri e farfalle, tutti impollinatori. Magnifici coralli e colibrì tassidermizzati delicatamente. Gli insetti essiccati con cura e sorretti con gli spilli. Un dipinto digitale e opere del Seicento, collage e memorie di antiche pale di autori ignoti, dove la vita dei fiori si accompagna alla morte dei corpi raffigurati. Un tributo alla profonda interconnessione tra arte e scienza. Ogni opera mostra come l’osservazione scientifica può diventare opera d’arte. Gli spazi diventano ambienti esperienziali.

Rapporto tra natura e artificio può essere osservato con l’istallazione Extra-Natural, di Miguel Chevalier. Un giardino virtuale (grande come una stanza) popolato da fiori immaginari, grazie a un generatore algoritmico si creano fiori sempre diversi. Si generano e muoiono. Una riflessione profonda sull’equilibrio tra uomo e natura.

Ai Weiwei si racconta con il suo Bicycle Basket with Flowers. Un messaggio contro il regime autoritario di Pechino, nel periodo in cui gli era stato confiscato il passaporto. Ogni mattina metteva un fiore nel cestino della bicicletta in segno di protesta. Un monito silenzioso e pacifico. L’opera di porcellana, materiale molto fragile ma anche prezioso e resistente. Un’opera unica.

Prima di uscire ci sono altre due sale di cui non sveliamo il contenuto perché vanno vissute intensamente e con immersività totale, dimenticando tempo che passa e impegni che incombono. Si passeggia attraverso una sala con fiori di acciaio colorato (Blackfield di Zadok-Ben David) e poi ci si sdraia su un comodo sofà, per ammirare dei fiori meccanici che salutano il visitatore con musica ed effetti visivi di notevole impatto (Meadow di Studio Drift). 

Le oltre 90 opere in mostra provengono da 10 diversi Paesi del mondo: il Chiostro del Bramante ha coinvolto istituzioni prestigiose come il Louvre, il Musée d’Orsay, il Petit Palais, il Musée des Arts Décoratifs di Parigi e i Royal Botanic Gardens, Kew di Londra. Tra i prestatori figurano anche la Galleria Borghese, la Biblioteca Casanatense, il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe e l‘Israel Museum di Gerusalemme.

Realizzata in collaborazione con la Kunsthalle München, la mostra dimostra come i fiori siano una fonte inesauribile di ispirazione per artisti di ogni epoca. “La bellezza dei fiori è universale, ma la loro interpretazione cambia nel tempo e nello spazio”, osserva Natalia de Marco. “Questa mostra è un invito a riscoprire il potere evocativo di questi straordinari doni della natura”.

Per altre informazioni, al link https://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/flowers-fiori-nell-arte/

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