Narcotraffico e consegne a domicilio della droga organizzate tramite WhatsApp, Telegram o SnapChat

Narcotraffico e consegne a domicilio della droga organizzate tramite WhatsApp, Telegram o SnapChat

Di Thomas Saintouren

Una nota della polizia dice che i gruppi criminali investono «nelle nuove tecnologie, strumenti sconcertanti del commercio illecito delle droghe» per i loro punti di trattativa numerici.

Si trattava di un piano riservato agli addetti ai lavori, un mercato nascosto in cui solo i tossicodipendenti più esperti di computer sapevano come muoversi. Era necessario padroneggiare il dark web, in cui una manciata di trafficanti pionieri aveva investito per vendere la droga proibita senza alcun controllo.

Questi “mercati”, emersi negli anni 2010, hanno poco in comune con l’attuale panorama della vendita di droga a distanza, come descritto in una nota della polizia francese datata 30 luglio, che sottolineava come “i gruppi criminali si siano adattati ricorrendo massicciamente alla consegna a domicilio” e investendo in “nuove tecnologie, ora strumenti essenziali del traffico illecito di droga”. Secondo investigatori specializzati, i punti di spaccio digitali stanno vivendo una popolarità senza precedenti: contano “tra 100.000 e 300.000 membri attivi in tutte le reti di vendita di droga”.

La digitalizzazione del traffico, un fenomeno noto anche come “ubershit”, ha acquisito slancio durante la pandemia di Covid-19 e i lockdown. Oltre a contrastare le restrizioni di viaggio, il sistema di consegna a domicilio è emerso come un modo per aggirare i controlli di polizia ed evitare tensioni nei tradizionali punti di spaccio, offrendo al contempo nuovi servizi a una clientela più ampia e connessa.

Questa digitalizzazione accompagna il calo del numero di punti vendita fisici, che ora ammonta a 2.729, con un calo del 32% rispetto al 2022. I venditori si affidano alle app di messaggistica più diffuse per raggiungere i propri clienti: Snapchat, considerata una “vetrina”, ma anche WhatsApp, Signal e Telegram.

Utilizzo delle criptovalute

In assenza di “chouf” (osservatori) e “charbonneur” (venditori), essenziali sul campo, le reti che sono diventate digitali impiegano “call center” per gestire gli ordini, flotte di fattorini – assunti per attirare la minor attenzione possibile – e creativi responsabili del design e del marketing.

Alcuni dei “four” (punti vendita di droga) più popolari hanno anche sviluppato la propria offerta digitale. È il caso di “Mistral 38”, un punto vendita nel quartiere Mistral di Grenoble, che vanta un’offerta online particolarmente fornita, con alcune buste dotate di un codice QR che rimanda all’indirizzo del punto di spaccio fisico della rete.

Queste offerte su misura, progettate per garantire transazioni fluide, sfruttano anche l’uso diffuso delle criptovalute. L’uso di questo metodo di pagamento sempre più diffuso è facilitato dalle app mobili e dagli sportelli bancomat presenti in alcune attività commerciali del quartiere.

Così, con Telegram che ha intensificato i controlli e rafforzato la sua collaborazione con le autorità dopo l’arresto del suo fondatore, Pavel Durov, all’aeroporto di Le Bourget (Seine-Saint-Denis) nell’agosto 2024, alcuni trafficanti sono passati ad altre app più riservate, come Potato Chat e Luffa, collegando i profili dei clienti ai loro portafogli di criptovalute.

Nel 2024, sono state presentate 675 segnalazioni, principalmente da privati, tramite la piattaforma Pharos, per denunciare siti web o account coinvolti nella vendita di stupefacenti. Dal 13 giugno e dall’entrata in vigore della legge sul “narcotraffico”, i poteri di Pharos sono stati ampliati per rendere inaccessibili i siti di vendita illegale di stupefacenti. Il punto di partenza atteso per una nuova strategia, che sposta il “martellamento” dei punti vendita sull’arena digitale.

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