Rubrica a cura del dottor Claudio Rao
Mancini si nasce o si diventa? C’entra l’ereditarietà? Una persona su 10 è mancina
Il prossimo 13 agosto si celebra la giornata mondiale dei mancini, istituita nel 1992, un’occasione per interessarci al fenomeno del mancinismo.
Tutti conosciamo una persona mancina, qualcuno che usa prevalentemente la mano sinistra per scrivere, mangiare o lavorare. Un fenomeno interessante, che ha attirato l’attenzione di psicologi, neuroscienziati e genetisti.
Fino ad una cinquantina di anni fa, il mancinismo era visto con sospetto e considerato un segno di diversità. Pratiche storiche di correzione del mancinismo, come l’uso di legature o la forzatura a scrivere con la mano destra, erano piuttosto comuni, legate a motivazioni culturali e pregiudizi che privilegiavano la destra come “la mano dominante” e consideravano la sinistra come “la mano del diavolo”.
Attualmente l’essere mancini non è più visto come una deviazione da correggere, ma come una variazione naturale dell’essere umano.
Vediamo di capirne di più su questo fenomeno, aiutati dalla dottoressa Silvia Paracchini, genetista originaria di Pavia, docente associata all’Università scozzese di St. Andrews, esperta in dislessia e problemi del linguaggio.
Il cervello dei mancini
La struttura cerebrale e la lateralizzazione dei mancini mostrano alcune differenze rispetto ai destrimani. Nei mancini, l’emisfero destro del cervello è spesso più sviluppato o più attivo per alcune funzioni, mentre nei destrorsi questa prevalenza si osserva solitamente nell’emisfero sinistro.
Studi neuroscientifici hanno evidenziato che i mancini possiedono una maggiore connettività tra gli emisferi cerebrali, il che può tradursi in una maggiore plasticità neuronale ed una capacità di recupero più rapida dopo danni cerebrali.
In psicologia
Alcuni studi sembrano indicare che i mancini possano avere vantaggi in attività legate alla creatività e al pensiero divergente, mentre altri suggerirebbero che i mancini possano eccellere in attività visuo-spaziali e artistiche.
Relativamente agli svantaggi, i mancini potrebbero avere una maggiore predisposizione ai disturbi dell’apprendimento e ai problemi di linguaggio, probabilmente legati alla loro atipica lateralizzazione cerebrale. È bene tuttavia sottolineare che la variabilità individuale è alta e che queste osservazioni vanno adeguatamente relativizzate.
L’ereditarietà
Uno studio, condotto nel 2013, dalla genetista Silvia Paracchini, ha sfatato il mito che esista un gene per il mancinismo, dimostrando che non c’è un solo gene che fa essere destrorsi e uno che fa essere mancini. In realtà le cose sono molto più complesse.
Per semplificare al massimo, quello che è emerso da questo primo studio è che gli stessi geni che contribuiscono a sviluppare le asimmetrie nel corpo contribuiscono anche alle asimmetrie comportamentali come può essere il mancinismo.
Studî ancor più recenti poi hanno trovato 41 geni associati al mancinismo e coinvolti nel neurosviluppo, in particolare nelle asimmetrie cerebrali. Quello che emerge da questi studi è la complessità della materia, perché non si tratta di un solo gene ma di vari geni, e questi geni hanno a che vedere con la morfologia e le asimmetrie del cervello.
Il mancinismo è anche legato al linguaggio. Normalmente la dominanza per il linguaggio è nell’emisfero sinistro del cervello, infatti nei destrorsi la dominanza per il linguaggio si trova nell’emisfero sinistro.
Mancini si nasce o si diventa?
La risposta della professoressa Paracchini non lascia spazio a dubbi: sicuramente si nasce. Essere mancino fa parte dell’identità profonda della persona che usa preferibilmente la sinistra.
In passato, vigeva l’abitudine di obbligare i mancini ad usare la mano destra tanto da renderli capaci di usare anche la mano non preferita per svolgere attività come lo scrivere. In alcune culture contemporanee, come in Asia, succede ancora, probabilmente perché come spesso accade le minoranze vengono stigmatizzate.
Comuunque sia, attualmente i mancini corrispondono al 10.6% della popolazione. Se invece parliamo di “ambidestri” cioè coloro che usano entrambe le mani per svolgere alcune attività oppure per alcune attività usano la mano sinistra e per altre la mano destra, la percentuale sale al 18%.
Correggere il mancinismo?
Obbligare una persona a usare la mano destra anziché la sinistra, può avere conseguenze negative sia a livello neurologico che a livello pssicologico. La correzione forzata può creare un conflitto interno tra la preferenza naturale della persona e la pressione esterna a conformarsi, generando vari disturbi.
Le conseguenze, in coloro che vengono sottoposti a questo genere di pressione, possono essere ansia, frustrazione, bassa autostima e stress. Ma anche senso d’inadeguatezza e insicurezza, influenzando le relazioni interpersonali e la capacità di esprimere le proprie emozioni.
La forzatura a usare la mano destra, poi, può addirittura portare a balbuzie, dislessia e disturbi del linguaggio, poiché la dominanza manuale è strettamente collegata alla funzione cerebrale.
Cautela e rispetto, conditi dalla comprensione della complessità del fenomeno dovrebbero dunque guidare i passi di ogni docente, genitore ed educatore. Una regola passepartout, a mio parere.
¹ Mancinismo: «Tendenza a utilizzare il lato sinistro del corpo in tutte le attività di ordine motorio; una disposizione che riflette il maggiore sviluppo dell’emisfero cerebrale destro. Il mancinismo, se contrastato, può provocare un ritardo nelle funzioni motorie, delle incertezze e alterazioni comportamentali».
G. Pesci, M. Mani, Dizionario di Pedagogia Clinica, Armando Editore, Roma, 2022, pagg. 204-205.

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