Migliorare? Si può…

Migliorare? Si può…

Di Alessandro Bertirotti

È tutta questione di… riconoscenza.

Tutte le innovazioni tecnologiche trasformano il nostro modo di pensare e persino la struttura del nostro cervello.

La nostra vita sociale è oggi essenzialmente tecnologica, con un suo immaginario che modifica la stessa idea che possediamo di realtà. È proprio questa idea che produce nuove visioni della politica e dell’umanità stessa.

Ognuno di noi vive su questa terra una sostanziale condizione di impotenza, specialmente rispetto al trascorrere del tempo, ma proprio questa condizione ci insegna a convivere con i nostri limiti. Uno di questi – che abbiamo in comune con tutti gli esseri umani – è l’incapacità di essere padroni totali e assoluti del proprio tempo.

Vi sono situazioni imponderabili nelle quali ci troviamo ad adattarci nostro malgrado.

Con l’età, troviamo spiegazioni ragionevoli per la paura e l’angoscia che la stessa nozione di tempo ci procura. E sono i cambiamenti a crearci il maggior numero di domande, su di noi e gli altri, le nostre azioni e i nostri progetti.

L’idea che non si possa controllare tutto si fa strada, convivendo con l’altrettanto importante idea che molte cose sono, invece, controllabili. Si sviluppa così un atteggiamento mentale che utilizza l’immaginario per tollerare ciò che non si tiene sotto controllo, e che rimane imponderabile. In sostanza, si realizza nella nostra mente una proiezione temporale verso il futuro (applicabile anche verso il passato), che impariamo molto precocemente e che ci accompagna, adeguandosi via via alle circostanze, per tutta la vita.

Possediamo due fondamentali tipologie cognitive di immaginario: l’imaginatio e la phantasia. Con la prima si raccolgono i dati provenienti dal sensus communis, mentre con la seconda, intesa come facoltà della prima, li si coordina e li si gestisce progettualmente. Per esempio, con l’immaginazione l’uomo elabora i dati provenienti dagli input reali del cavallo, mentre li utilizza nella fantasia creando il centauro, a sua volta inseribile in un immaginario collettivo (compartecipato) che utilizza i simboli.

Ora, mi chiedo: quali sono gli elementi del nostro “comune sentire” (contemporaneo, globale ed umano) che possiamo utilizzare per creare un possibile “fantasioso ma utile” futuro?

In questo blog, ho proposto spesso soluzioni possibili. Eppure, sembra che sia difficile accettare la fantasia di un mondo migliore.

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