I vostri figli

I vostri figli

Di Alessandro Bertirotti

È tutta questione di… scelte.

Durante le mie lezioni universitarie mi capita spesso di incontrare studenti particolarmente motivati, attenti e desiderosi di trovare nello studio la soluzione a molti dei loro problemi.

Sulla base della mia personale esperienza non sono molto d’accordo, con coloro che attribuiscono ai giovani una mancanza di interessi. Almeno riferendomi ai nostri attuali giovani, quelli che vivono questo Occidente globalizzato, non penso siano apatici e che abbiano dentro di sé un vuoto incolmabile.

Li trovo più spesso figli abbandonatisoli e a volte tristi.

Di certo intelligenti, proprio come lo sono state le generazioni che ci hanno preceduto e come probabilmente lo saranno le future. Li trovo forse nella condizione di chiedere un dialogo agli adulti, mentre spesso sono proprio quest’ultimi ad essere poco disponibili.

Tanti i motivi, anche se, dal mio punto di vista, ve n’è uno principe del quale siamo servitori distratti: il consumo sfrenato di tutto.

Un cancro in metastasi della nostra società occidentale, che ha oramai contaminato anche l’Oriente.

L’Italia è un Paese troppo lungo per essere tutto uguale.

Soddisfare le domande educative, relazionali ed affettive delle diverse realtà culturali richiederebbe competenze territoriali che gli operatori, forse loro malgrado, non possiedono. Ecco perché la scuola si presenta oggi come una risorsa nella quale investire, senza però lasciarla sola.

Non penso che sia la scuola a dover sostenere la famiglia, come si credeva qualche decennio fa, ma penso che sia davvero il contrario: una buona scuola funziona quando ha attorno a sé la presenza di famiglie che in qualche modo svolgono il loro compito antropologicamente determinato.

Ma qual è questo compito?

Educare sostanzialmente alla resipiscenza.

E la resipiscenza è la normalità del dolore che diventa occasione di un miglioramento critico e meditato, ossia una possibilità di esistenza diversa, sebbene segnata dal nonsenso della sofferenza.

Bene, penso che siano necessarie alcune riflessioni, generali, in merito a questi concetti.

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