Eccellere si può

Eccellere si può

Di Alessandro Bertirotti

È tutta questione di… bellezza.

Esistono situazioni evolutive particolari in cui l’essere umano, nello svolgere un’attività che ama, ha la sensazione di superare se stesso, raggiungendo uno stato di eccellenza.

Lo stato che raggiungono coloro che svolgono attività ad alto livello, e che essi descrivono come estasi, viene definito stato di flusso (Boniwell I., 2012, Positive psychology in a Nutshell. The Science of Happiness, Open University Press, Maidenhead, trad. it, 2015, La scienza della felicità. Introduzione alla psicologia positiva, Il Mulino Editore, Bologna).

In questa situazione, siamo assorbiti a un punto tale nella nostra attività che il resto del mondo non esiste più. Siamo completamente concentrati su ciò che stiamo facendo, anche se la nostra mente si sposta da un oggetto all’altro, da un’osservazione all’altra, e diventiamo sempre meno consapevoli di noi stessi.

E solo dopo essere usciti da questo stato ci rendiamo conto del tempo che è trascorso, che è di solito molto di più di quello che crediamo di aver utilizzato. Si tratta di uno stato in cui la consapevolezza si fonde con le azioni e nel quale gli individui sono assorbiti in ciò che stanno facendo, prestando attenzione esclusivamente al loro compito.

L’attenzione è talmente concentrata che gli individui sono consapevoli solo della ristretta gamma di percezioni immediatamente legate a ciò che stanno facendo, perdendo ogni cognizione dello spazio e del tempo. In questi momenti, l’individuo si disinteressa del proprio sé, ed entra in una situazione di privazione dell’ego.

Sebbene l’individuo che sta vivendo uno stato di flusso, dia prestazioni al massimo livello, egli non è mai preoccupato di far bene, e non indugia in pensieri di successo o fallimento. Egli, invece di perdersi nella preoccupazione, è talmente assorbito da quanto sta facendo che perde completamente la consapevolezza di sé stesso: il puro e semplice piacere dell’atto in se stesso basta a motivarlo.

Anche se può sembrare un paradosso, è proprio in questa fase che l’individuo mostra un controllo magistrale su ciò che sta facendo, e le sue risposte sono perfettamente sincronizzate con le mutevoli esigenze della circostanza.

Uno fra i tanti modi per accedere a questa alterazione positiva dello stato di coscienza è la esclusiva concentrazione su ciò che si sta facendo, anche se per raggiungerla è necessario uno sforzo considerevole, che richiede una certa autodisciplina. Eppure, quando la concentrazione comincia ad affermarsi, essa si autoalimenta, offrendo un sollievo dai turbamenti emotivi e consentendo di eseguire il compito senza sforzo.

Un aspetto interessante, è che gli individui sembrano concentrarsi in modo ottimale quando si richiede loro qualcosa in più del solito, rispetto a quello che loro stessi credono di riuscire a dare. Quando si pretende troppo poco, ci si annoia, mentre, al contrario, se si pretende troppo, si diventa ansiosi.

Invece, il flusso è possibile nella sottile linea di demarcazione che separa la noia dall’ansia.

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