Eh… Casalino!

Eh… Casalino!

Di Alessandro Bertirotti

È tutta questione di… fallimento.

Partiamo da queste rivelazioni, del tutto realistiche, e da alcune considerazioni, altrettanto condivisibili.

Beh… da un comico, potevamo forse attenderci qualche cosa di serio? Sì, se avessimo parlato di comici preparati, teatralmente e culturalmente all’altezza di una fra le professioni più serie del mondo. Ricordo, tanti anni fa, una performance sulla nascita della filosofia occidentale, circa due ore di spettacolo, tenuta in Trentino da Pippo Franco. Indimenticabile, anche perché l’evento proseguì a cena, assieme ad altri amici.

Una preparazione disciplinare da fare invidia al miglior docente ordinario di Storia della Filosofia, annunciata con magistrale tecnica comunicativa, durante una performance che tenne inchiodato il pubblico, beato di fronte a tanta maestria, per i contenuti, la regia e la sceneggiatura di concetti ed idee spesso non facili da metabolizzare e comprendere.

Invece, nel caso del nostro ospite indesiderato, Rocco Casalino, a Palazzo Chigi, siamo in presenza del nulla comunicazionale, condito di banalità, ovvietà e noia. In effetti, tranne le prime volte, quando sapevo che il Premier avrebbe tenuto la sua solita sbrodolatura in Tv, sapevo esattamente quando mettermi a cenare. E ceno sempre a televisione spenta.

Mi sembra dunque giusto, nella eventualità che se ne vada Conte da Palazzo Chigi, lo segua anche questo suo rovinatore comunicazionale seriale, degno figlio di quei Cinque Stalle che tutto fanno tranne che essere credibili affidabili. Certo, gli altri, come ho ampiamente scritto, non sono meglio di lui, ma almeno non li vediamo così spesso nei media, e il più delle volte riusciamo persino a dimenticarci della loro esistenza in vita. Cosa, quest’ultima che, permette un reale nostro prolungamento di aspettativa di vita.

Il fatto è, come mi ricorda il collega universitario, che il mondo politico e della comunicazione sta andando in questa direzione, quella del Casalino, con la conseguente mistificazione del reale lavoro della politica (ammesso che qualche politico conosca l’origine nobile del termine polis… ma è ovvio che sorga qualche dubbio, almeno nella nostra nazione).

Riusciranno i nostri onorevoli eroi (gli onorevoli siamo noi cittadini, gli altri si dovrebbero chiamare disonorevoli…) a riporre un minimo di fiducia nella politica, se andiamo avanti in questo modo?

Ho, in effetti, qualche serio dubbio.

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