La fine della violenza gratuita

Di Lucaa Dal Negro

Molte ragioni e spesso reciprocamente incompatibili, definiscono questa forza impetuosa e poco controllata usata per annullare (annichilire) la volontà delle persone; condividere o meno o per nulla l’irruente ripiego, ha la stessa manifesta importanza -sempre sottostimata- avvitata nella natura dell’Uomo, giudicato e infine per la sua condizione di essere, di voler [r]esistere.

Nonostante l’opera incessante e ossessiva di modernizzazione, trascurando quanto consegue ne l’individualizzazione, i risultati di una vita apièno eccedono nel continuo delle epoche a voler coincidere con atti e attività brutali prescritti nelle religioni e nelle leggi degli Stati che le contengono nel corso dei secoli, oppositori e apòstati sempre compresi per questa particolare e sommaria descrizione.

Riducendo questa forma in un possibile termine minimo, tentando un avvicinamento a quei meccanismi psicologici cosiddetti di violenza imitativa o mimetica, voglio necessariamente portarVi alla cronaca nera raccolta nelle ultime ore nel nostro Paese dai giornali quotidiani, contenitori questi sempre pieni di materiale perfettamente messo insieme, esaminato e catalogato, infine custodito.

Dovizia di particolari mantenuta sui formati tabloid o broadsheet o berlinese che legger si voglia, l’inquietudine che presento e che sospingo verso il Vostro pensiero critico, è riguardo l’atto finale, la scena ultima per così dire, quella istantanea che un tempo i “fotografi di nera” immortalavano per spiattellarla nella prima pagina locale pronta per essere commentata ancor prima di aver letto la didascalia e l’articolo.

L’istintiva (e sana) repulsione per il sangue, la pietosa e doverosa velatura e lo schermo protettivo per i minori sempre pronto, sono stati un gesto che definimmo “naturale”, “umano”, congenito quasi all’indole e alle sensibilità della Comunità; persino quando la propaganda di lontana origine bellica fu a disposizione e l’uso strumentale del triste accadimento serpeggiò tra le fazioni in lotta, ciò che alcuni psichiatri chiamano “forzature dell’inconscio” e i più maliziosi “inconsapevolezza dello stolto”, per quella scena, per quel massacro brutale, la finalità fu all’istante quella di “liberazione” e di “dissoluzione”, benché -vivaddio!- attraverso parole di circostanza (eccetera) senza valore (stimato) e senza doverne sostenere -si presti attenzione- una specifica spesa monetaria.

Inutile cercare analogie o vaghe somiglianze e punti in comune con le attività mediatiche che dovessero scoprirci oggi (scene raccapriccianti o meno) tali e quali: non ce ne sono.

Oggigiorno, la corsa non è verso la “rivendicazione” oppure verso l’opposta “rinunzia e dissociazione” e, soprattutto, “la fotografia”, non viene offerta per l’affronto e per l’oblio auspicato quantunque per  la sua eventuale manipolazione/esecrazione.
L’efferata scena, ora, ha un prezzo, probabilmente determinato dalla scelta di occuparci della manipolazione dell’effimero (beni, merci…) in ragione di un livellamento esacerbato del durevole, inteso quest’ultimo come pensiero filosofico e soprattutto teologico, in grazia di un’esaltazione massima dell’ossimoro per questo studio empirico.
Tutto quanto è atto criminale in sé, è svincolato dalla (presunta) paternità, infatti può essere venduto e rivenduto più volte nel corso del tempo ora agli uni, ora agli altri, addirittura senza l’uso di filtri ed elaborazioni, siano queste tecniche per quanto riguarda l’immagine, siano esse di natura ideologica per quanto riguarda il partito preso in considerazione.

L’esempio classico -con permesso- è quello che oggi distingue (sic!) un attentato dinamitardo compiuto in altro luogo e magari in altro tempo, ora iscritto condannando qualcheduno in un preciso luogo in un preciso tempo e, ora iscritto condannando qualchedun’altro in un preciso luogo in un preciso altro tempo.
Siamo difronte alla frantumazione di quell’immagine ben riassunta dal cronista di nera, dove i singoli pezzi passano di proprietà in proprietà alla mercè del compratore di turno che per un limitato tempo ne utilizza una parte di significato al prezzo che il mercato in quasi assenza di regole ha stabilito. Quesi elementi, questi tasselli, esattamente chiamati dati, oggi, sono per intero parte di una proprietà privata, una compagine vicina all’occultismo ma che con la magia bianca e nera non ha nulla da spartire.

Non è più disponibile un assassino inconfutabile, un cadavere irremovibile, un mandante o un eventuale complice: rimane un morto ammazzato da condividere (giammai oscurare) tramite l’abbonamento al servizio sottoscritto.

Lucaa del Negro

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