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Shoah di ieri, Shoah di oggi

Shoah di ieri, Shoah di oggi
Autore: Il Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 26/01/2018 06:48:13

Quando l’11 Aprile del 1945 le forze americane liberarono il campo di concentramento di Buchenwald, si trovarono di fronte una visione che definire apocalittica è poca cosa. Montagne di corpi umani senza vita ammassati. La conferma dell’esistenza dei forni crematori.

E i pochi esseri umani rimasti in vita erano difficilmente riconoscibili come tali: scheletri dai grandi occhi sbarrati a causa delle sevizie e dei tormenti patiti per troppo tempo. Era la constatazione di come una parte di umanità possa giungere ad essere più simile al male estremo sulla terra. Altro che Satana.

Accadde poi un fatto, che merita di essere raccontato. Il campo di concentramento di Buchenwald si trova in Germania, territorio della Turinga, vicino alla città di Weimar. Le forze armate americane costrinsero la popolazione a visitare il campo di concentramento. Buona parte della popolazione tentò di rifiutarsi, senza riuscirvi. Li costrinsero a vedere. A toccare con mano ciò che di atroce avveniva da tempo a un passo dalle loro case, dalle loro famiglie, dalla loro vita di ogni giorno.

Fecero bene. Questo è ciò che penso con forza. Fecero molto bene. Gli esseri umani, genericamente parlando, hanno una tendenza odiosa: girare la testa dalla parte opposta rispetto a dove accadono atrocità di ogni genere. Preferiscono fingere di non sapere. E la cosa più sconcertante è che si convincono davvero che certe cose non accadono. Il negazionismo genera ulteriori atrocità contro le vittime di ogni conflitto, ogni dittatura, ogni espropriazione dei diritti umani. I negazionisti sono correi, in qualche modo.

Ieri come oggi, le cose e la tendenza non sono affatto cambiate. Ogni giorno milioni di persone subiscono le peggiori atrocità da parte di altri esseri, che ritenere umani è assai difficile.

Nei moderni campi di concentramento – moderni solo perché viviamo nella cosiddetta era moderna – ogni giorno donne, uomini, anziani e bambini subiscono torture, stupri, privazione dei diritti umani. Ogni giorno, miliardi di persone fingono di non saperlo, di non aver mai sentito nulla del genere in televisione, o letto sui giornali o su internet.  Non è cambiato nulla, ed è gravissimo.

Scrivo questo editoriale a un giorno dal consueto “Giorno della memoria” in ricordo della Shoah, proprio per sollevare una questione grave: a cosa serve “Il giorno della memoria” se nei giorni contemporanei i cittadini di mezzo mondo continuano a comportarsi come quelli di circa ottant’anni fa? A cosa serve? Solo a lavarsi la coscienza dalle turpi colpe che tutti ebbero e che tutti hanno oggi: far finta che certe cose non accadono o, peggio, sminuire certi accadimenti, aggravando ancor più la misera condizione quotidiana di milioni di persone.

La politica dei governi occidentali è riuscita molto bene in un intento: quello di far ricadere le colpe di molte cose sui migranti. Sono riusciti a spostare la rabbia dall’obbiettivo reale – i governi – a quello assolutamente irreale, le vittime. Vittime sì, perché milioni di migranti, non importa se scappino da guerre, dalla povertà, dalle angherie di qualche regime dittatoriale o migrino per ragioni climatiche, non chiedono di essere utilizzati come merci di scambio, vantaggi politici ed economici, lavoratori da sfruttare o donne da far prostituire. Non meritano nemmeno di diventare il tema del periodo per il settore mediatico internazionale. Prontissimo a spegnere le luci sui morti in mare, sui campi di concentramento attuali, sulla disperazione quotidiana di così tante persone.

Ci tengo a ricordare come, nella vicenda denominata Mafia Capitale, il boss Carminati avesse dichiarato - intercettato - che "i migranti rendono più della droga". Almeno qualcuno che ha detto la verità. Ma niente, la maggior parte della gente continua a non voler capire.

Nessuno al mondo lascerebbe la propria terra se non vi fosse costretto. Nessuno. Ricordatevelo bene. Ciò che accadde durante il regime nazista, sta in qualche modo accadendo oggi. Non ci sono ancora le famigerate leggi razziali, che hanno portato allo sterminio di milioni di persone nelle maniere più atroci che si possano immaginare, ma siamo vicini a un punto di non ritorno, gli elementi ci sono tutti: si parla già di “razza” e di come proteggerla.

Il livello di razzismo in occidente sale vertiginosamente. Nessuno si pone la questione come dovrebbe: di chi è la colpa di quanto accade da anni? Perché i flussi migratori non sono gestiti come dovrebbero, seguendo leggi e direttive nazionali ed europee? Perché migliaia di persone continuano a tentare viaggi della speranza su barconi lasciati alla deriva, al solo scopo di abbattere il maggior numero di naviganti paganti?

A volte penso che dietro tutto questo, oltre l’ingordigia di certi umani che su tutto tentano di guadagnare – fosse denaro, potere o vantaggi politici – non si nasconda una richiesta ben precisa: caricare a forza il più alto numero di persone e trasportarli - contro la loro volontà - sui gommoni verso le rive nazionali.

Sarà un pensiero bislacco, ma a volte penso che un giorno anche questa realtà potrebbe venir scoperchiata. E se ciò avvenisse, quel giorno ancora molti penserebbero che sono i migranti, e non i politici, ad aver generato uno dei più grandi genocidi e privazione dei diritti umani della storia dopo quelli perpetrati durante la Seconda Guerra Mondiale? Si tenterebbe per l’ennesima volta di fingere di non sapere, non vedere e non capire? Si genererebbe quindi l’ennesima giornata della memoria per ricordare tutte le vittime della scelleratezza umana? Che tristezza. Che miseria.

Non solo i migranti sono oggetto di sciagura, ma anche le vittime di guerre senza fine, perpetrate al solo scopo di spostare l'attenzione dall'obbiettivo reale: basti guardare la situazione siriana, in cui Assad, per molti, sarebbe la vittima e non il carnefice.

La politica sa bene come e dove veicolare la rabbia popolare. A ogni latitudine. Sarebbe bene forse, che molta della gente che non sta cogliendo l’origine di molti dei mali che subiamo in occidente - mi riferisco al caos epocale per ciò che riguarda flussi migratori e l’assoluta mancanza di organizzazione degli stessi – visitasse almeno una volta uno dei campi di concentramento libici, o uno dei tanti centri di “accoglienza” premurosamente realizzati ad esempio in Italia, da una politica bieca, capace solo di sfruttare tutto e tutti.

Una visita giusto per vedere, toccare con mano, capire. E per rendersi conto della realtà, piuttosto che farsela raccontare a seconda della convenienza.

Sto quasi trovando interessante la recente proposta del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di far visitare agli studenti i campi di “accoglienza” o di far andare i migranti nelle scuole, a raccontare la loro realtà. In molti, a seguito di questa proposta, si sono ribellati duramente. Su molte testate giornalistiche, fondamentalmente di destra e centrodestra, si è subito puntato il dito contro una misura che servirebbe invece a creare una generazione di persone adulte che non voltano la faccia dalla parte opposta delle tragedie umane. 

Magari, se ciò accadesse, si potrebbe scongiurare una seconda Shoah. Che è già in atto, ma non si deve dire. Non è politicamente corretto, ci mancherebbe…

Il "Giorno della memoria" doveva servire a non replicare certe atrocità. Ma non serve a nulla, perchè le atrocità contro una parte di umanità continuano. La cultura del mantenimento di certe razze e non di altre, che continueranno ad essere ritenute "non umane" fa parte della mentalità di una parte di umanità

Un giorno forse, ammesso che esisterà ancora qualcosa di simile alle lezioni di Storia, ci sarà una seconda parte della Shoah, e nuove "Giornate della memoria" che non serviranno a ricordare nulla agli smemorati patologici. 

©Tutti i diritti riservati. La diffusione è concessa esclusivamente indicando chiaramente il nome dell'autore e il link che riporta a questa pagina

 


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GERENZA: Gli Scomunicati - L'informazione per chi non ha paura e chi ne ha troppa - Plurisettimanale nazionale - Reg. Tribunale di Roma N° 3 del 21 Gennaio 2014
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