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I ricatti della crisi economica

I ricatti della crisi economica
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 12/06/2017 07:08:04

Nel video: l'economista Nino Galloni chiarisce che NON esiste la crisi economica

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Era Settembre del 2008, in Europa la moneta unica – l’Euro – era stata introdotta da sette anni, e la gente iniziava a comprendere gli effetti negativi del cambio di valuta.

In sette anni di euro, la capacità economica della classe media europea era stata fortemente abbattuta, a causa – principalmente – del non adeguamento degli stipendi e delle pensioni al nuovo cambio: in pratica, da un giorno all’altro, un milione di lire divennero 500 euro, ma i prezzi al consumo vennero immediatamente raddoppiati, ed iniziò così la vera crisi economica ai danni delle popolazioni europee. 

Per comprendere gli sfasci dell’introduzione dell’euro, faccio sempre questo esempio: se il tuo stipendio o la tua pensione, con l’avvento dell’ero, non sono stati raddoppiati, ma i prezzi di ogni cosa lo sono stati, ecco che la tua capacità economica è stata oltre che dimezzata.

Esempio pratico: un negozio “Tutto a 1.000 lire”, con l’euro si trasformò in “Tutto a un euro”, che non corrispose però ad articoli in vendita a 1.000 delle vecchie lire, bensì a circa 2.000 lire…

Chiarito questo concetto, che ancora a molti è poco chiaro, andiamo oltre.

La crisi economica che subiamo ormai dal 2008, scaturì dal crollo del sistema bancario statunitense. Spiegai cosa accadde in questo mio editoriale pubblicato nell’agosto 2015: Crisi economica: come le banche hanno sconfitto l’umanità.

In pratica, la Leman Brothers, responsabile di aver immesso nei mercati azionari un numero spaventoso di titoli tossici, provocando un vero e proprio Tsunami sul sistema finanziario statunitense, e col pericolo del verificarsi di un effetto domino, che avrebbe trascinato con sé tutti i gruppi bancari americani.

Ma la soluzione arrivò, e non era certo a danno del sistema bancario. Fu deciso che, a pagare la terribile crisi finanziaria, fossero le popolazioni – in special modo quelle occidentali – salvando invece i potenti, e corrotti, istituti bancari. Detto, fatto.

Con un’operazione che considerare spregiudicata è poco, ecco che venne posta la prima pietra di quello che oggi è un colossale misfatto ai danni di miliardi di persone in tutto il mondo.

Da noi, parlo proprio dell’Italia, gli effetti concreti di questo tipo di “soluzione pratica”, si sono palesati con l’avvento della crisi delle banche cooperative, quando a pagare gli illeciti prestiti agli amici degli amici – mai restituiti – sono stati chiamati i cittadini risparmiatori, che in un batter d’occhio, si sono visti rapinare dei risparmi di una vita, e senza nemmeno ricevere le dovute scuse. “Bail in” si chiama, tradotto significa "cauzione interna", ed è una delle regolette contenute nel trattato ESM, di cui parlai nel 2012, e che riproponemmo in lettura nel 2016: Il fondo salva Stati ESM e la dittatura economica.

Ma ancor prima di questa vera e propria bastardata ordita ai danni di migliaia di risparmiatori, si rifletta su come questa “crisi economica mondiale” decisa letteralmente a tavolino e nata negli ambienti dell’alta finanza statunitense, hanno modificato di netto la visione e le aspettative dei cittadini, prendendo in esempio gli italiani.

Prima del 2008 quindi, se lavoravi e avevi uno stipendio pari a due milioni di lire, avevi casa in affitto o un mutuo di 800mila lire, e a casa a portare lo stipendio si era in due, ecco che la cosiddetta “classe media” poteva continuare a programmare la propria esistenza e quella di figli e nipoti, potendo contare non solo su una situazione economica attuale mediamente florida, ma anche su una situazione economica e patrimoniale familiare, che avrebbe comunque fatto da “paracadute” per i momenti di crisi e per qualsiasi inciampo che la vita può portare a dover affrontare.

Vorrei ricordare che, fino al 2008, in Italia si poteva ancora contare su un sistema sanitario universale, su contratti di lavoro a tempo indeterminato con tutte le tutele dello statuto dei lavoratori, su un sistema di sostegni economici alle famiglie meno abbienti, su un sistema pensionistico garantito ai lavoratori, su un sistema scolastico pubblico. Insomma: la popolazione, sapeva di poter contare sui diritti umani fondamentali sanciti anche da diversi trattati europei e internazionali.

Eppure, come sempre accade, si pensava fosse – sotto molti aspetti – un sistema paese di molto migliorabile, con le carenze solite, dovute a una politica che sempre più, si staccava dal reale motivo per cui è in essere: la sana e oculata gestione della cosa pubblica.

Il debito pubblico nazionale era già spaventosamente alto, ma chi era a governare, ci pensava due volte prima di scontentare quella che si chiamava ancora “opinione pubblica”. L’opinione pubblica infatti, prima ancora di essere interessante al parterre politico per la sua eventuale capacità critica, era evidentemente interessante in quanto rappresentava la forza votante del paese, anche se – a tutti gli effetti – a causa dell’orrida legge elettorale denominata “Porcellum”, si iniziava a togliere potere decisionale al popolo, senza che però potesse ancora rendersene conto.

La crisi arrivò, tutta assieme, e si era già in crisi economica per gli effetti deleteri dell’avvento dell’euro. Fu quindi più semplice introdurre il “piano crisi economica” anche in Italia, e per una popolazione che iniziava a fare i conti con l’abbattimento costante della capacità economica.

Ma è una crisi non del sistema economico nazionale, quanto una crisi affibiata  al sistema di amministrazione della vita della popolazione.

Spiego meglio: nelle casse del Tesoro, il denaro confluisce costantemente e le cifre sono in crescita costante. Ricordatevi ad esempio, che subiamo la pressione fiscale più alta al mondo - il 50% degli stipendi viene versato allo Stato e anche le pensioni sono fortemente penalizzate - e se aggiungiamo le imposte indirette questa percentuale cresce in maniera esponenziale.

Difatti, le spese per la gestione del paese crescono allegramente e di pari passo, cresce il debito pubblico, dentro il quale confluisce di tutto, compresi i fallimenti di certe imprese a partecipazione statale.

Non basta, perché al crollare sistematico della capacità economica, ecco l’introduzione – ma lentamente, affinché il popolo stentasse a rendersene conto – della negazione dei diritti civili.

All’avanzare della “crisi economica”, non corrispose affatto una crisi economica nazionale globale. La spesa pubblica infatti, continuò a salire in maniera esponenziale, ma di pari passo, si instaurò un meccanismo attraverso il quale le aziende, i lavoratori, le famiglie in generale, cominciarono a perdere diritti su diritti, infognati sempre più tra le maglie di una burocrazia atipica e vessatoria, un sistema di recupero dei crediti da banditi, che fece crollare anche i più convinti statalisti, di fronte ad azioni perentorie ed autoritarie, da parte di Equitalia, che assunse – grazie alle normative in vigore – potere di vita, morte e ipoteca: in molti non ce la fecero e scelsero persino l’atto estremo. Alcuni continuarono a campicchiare, ma poi chiusero i battenti di aziende aperte dai nonni. Molti italiani si ritrovarono a dover pagare prima le cartelle esattoriali e poi, semmai, pensare alla spesa alimentare o alle cure mediche…

Insomma: il seme virulento della crisi, coi suoi biechi ricatti, era stato seminato.

Negli stessi anni, ecco giungere la liberalizzazione del gioco d’azzardo: fu una sorta di “ciliegina sulla torta”, fornita agli italiani in corsa verso il dirupo della crisi economica, ed elargita con il peggiore dei motivi: se sei in crisi, se cerchi soldi, cosa c’è di meglio che tentare la fortuna? Pensate che, solo nel 2010, e quando ancora non era del tutto stato liberalizzato il gioco d’azzardo in Italia, gli italiani bruciarono – letteralmente – 61 miliardi di euro. Circa il  4% del PIL. Una dannazione per gli italiani, un altro successone per lo Stato.

L’arrivo del termine “Ludopatia”, che ricordo aver fatto capolino intorno al 2011, è la conferma del successo di Stato e dell’ulteriore sconfitta di una popolazione che continua a subire, e ad accettare, i ricatti biechi di un sistema che, palesemente, sta giocando duro contro i diritti umani e civili della popolazione.

Ovviamente, non era finita, anzi… di diritti ancora da togliere attraverso i ricatti, non ne mancano. Ecco arrivare un Sergio Marchionne che discetta sul criterio di “diritti civili e sociali”. Lo ricordate? Accadde un pandemonio: era la preparazione del famoso, quanto deleterio, “Jobs act”, con conseguente eliminazione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, quello che sanciva diritti inalienabili, conquistati in molti anni di discussioni e lotte.

Marchionne provocò lo sdegno degli operai italiani, e della FIOM, unica sigla sindacale a dire “NO” agli abusi contro i lavoratori, ma non servì a bloccare gli effetti sulla vita reale.

In pratica, Marchionne decretò che certi “diritti dei lavoratori” dovevano cedere il posto alla situazione attuale, e ciò corrispondeva ad abbassare la testa, lavorare di più e guadagnare meno perdendo anche qualche diritto.

La cosa passò. I ricatti della crisi non sono combattibili dalla gente comune, e di eroi - da decenni - non si vede manco l’ombra.

Contemporaneamente, sempre a partire dal 2008, si è instaurato un sistema mentale – parlo della gente comune – per cui pur di avere l’idea di lavorare, si è pronti a tutto: ecco dipendenti – anche pubblici – andare a lavorare ma senza prendere lo stipendio, anche per mesi. Ecco giovani e meno giovani, accettare di lavorare in forma quasi volontaria. Ecco lo sfascio totale del criterio di “lavoro”, a danno dei cittadini ma a pieno vantaggio di industrie, aziende, uffici pubblici, che sanno di poter utilizzare la formuletta magica: “C’è la crisi”…

Ecco poi alimentare il fantasma delle crisi economica attraverso il tema della migrazione. Da un paio di decenni osservavamo questi arrivi di gente di altre nazioni, palesemente chiamati a lavorare per un tozzo di pane e assolutamente a nero, per aziende agricole ma anche edili.

Una sorta di fantasma ulteriore, da sventolare in faccia ai più ribelli: vuoi lavorare? Accetti le condizioni (da fame) che ti proponiamo. Altrimenti, il lavoro sappiamo a chi darlo: a chi non rompe le scatole come te, piccolo italiano. Ha funzionato, in tutti i sensi. Molti italiani hanno accettato condizioni di lavoro umilianti, stipendi da fame, garanzie sempre più carenti, stress alle stelle, ritmi di lavoro imbarazzanti.

Ma “C’è la crisi” e i ricatti si mandano giù in fretta…

Ora sembra essere all’epilogo, ma è solo un nuovo capitolo. Stavolta hanno proprio premuto a fondo sul pedale dell’acceleratore dell’autoritarismo, e le condizioni stavolta sono perverse e parlano di salute e di bambini, in un sistema sanitario – il nostro – tra i più corrotti e carenti d’Europa.

Il ricatto stavolta, si chiama vaccinazione obbligatoria, e il decreto – da poco pubblicato in Gazzetta Ufficiale – e siglato Lorenzin, ha tutti i contorni di una vera e propria imposizione autoritaria. I metodi spicci, le minacce di perdere la patria potestà o di vedersi comminare multe fino a 7.500 euro per figlio e per anno scolastico, nel caso in cui si ritenesse di non voler vaccinare i propri figli, hanno davvero del surreale. Eppure, in tanti pensano sia cosa buona e giusta, senza soffermarsi nemmeno un secondo su ciò che questa imposizione nasconde: la perdita della possibilità di decidere, e di farlo dopo esser stati esaurientemente informati su un tema sensibile, come è quello della salute, della vita e degli effetti secondari di una vaccinazione così imponente.

Ma, guarda caso, questo decreto giunge dopo nove anni di “crisi economica”, di vessazioni di ogni sorta, di sanità pubblica negata, di massacro totale dei diritti dei cittadini e forse, per molti, quella paroletta magica, contenuta nella frase “I dodici vaccini saranno gratuiti” ha centrato l’obiettivo: ormai, basta che sia gratis, e dispensato dallo Stato, va benissimo. Vuoi mettere la soddisfazione di poter dire: “Fatto, 12 vaccini, e non ho pagato nemmeno un centesimo”! Che affarone, che grande fortuna, che guadagno…In tempi di crisi, ad alcuni i ricatti hanno fatto l’effetto voluto: hanno piegato quel poco di capacità critica, che mescolata all’abbattimento della capacità economica, ha creato milioni di schiavi, inconsapevoli, e per tale motivo maggiormente pronti ad accettare ogni cosa.

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GERENZA: Gli Scomunicati - L'informazione per chi non ha paura e chi ne ha troppa - Plurisettimanale nazionale - Reg. Tribunale di Roma N° 3 del 21 Gennaio 2014
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