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Polmonite: se il contagio avviene in ospedale...

Polmonite: se il contagio avviene in ospedale...
Autore: Emma Caradonna - Redazione Medicina
Data: 23/10/2011 15:40:13

 
 

Stando ai dati di una ricerca condotta su oltre 2.000 pazienti in 55 reparti di medicina interna dei nosocomi italiani, ben il 18% dei casi di polmonite sono riconducibili ad infezioni contratte all'interno degli ospedali.

 

In pratica: si entra in ospedale per una patologia, c'è il serio rischio che se ne contragga un'altra.

Questo è il risultato – preoccupante – sollevato durante l'ultimo congresso della SIMI, Società Italiana di Medicina Interna, che si concluderà il prossimo 25 ottobre. Una situazione allarmante che riporta alla ribalta la questione dello stato igienico dei nostri ospedali.

Dopo l'allarme scatenato dai nuovi casi di TBC prima contratti sembrava nel reparto di neonatologia dell'ospedale Agostino Gemelli, poi ritrovati anche in istituti scolastici, cresce l'allarme contagio e la conseguente paura.

E se il 50% dei casi di contagio da polmonite in Italia si verificano negli ospedali, un altro 30% viene contratto frequentando istituti di riabilitazione, day hospital o comunità per anziani affetti da malattie croniche. Se si sommano le due percentuali arriviamo praticamente alla metà dei casi di polmonite registrati in Italia. Inoltre, altro dato da tenere in considerazione: il tasso di mortalità è del 18% per coloro hanno contratto la polmonite in ospedale e del 7% per i casi di contrazione extra ospedaliera.

Nei casi meno aggressivi, la guarigione completa si ottiene in circa 19 giorni.

'La polmonite nosocomiale e quella che insorge in comunità, ma che è associata a procedure sanitarie, sono le più gravi, poiché i batteri che si sviluppano negli ambienti ospedalieri sono più resistenti agli antibiotici'. E' quanto ha dichiarato Mario Venditti, professore associato all'Università La Sapienza di Roma.

In pratica, è come se all'interno degli ospedali si verificasse una sorta di selezione mirata dei batteri, dove i meno forti vengono soppiantati dai più resistenti. In casi come questi quindi, sarebbe necessario poter produrre cure antibiotiche mirate alla distruzione dei batteri che risultano appunto resistenti.

'E' importante capire che rimanere in ospedale a lungo è pericoloso, perché è un ricettacolo di batteri', dovremo cercare di orientarci sempre più verso le cure domiciliari'. Questa la dichiarazione di Francesco Violi, Presidente della SIMI.

Quindi: ricoveri si, ma limitati nel tempo necessario alle terapie utili. In ogni caso, poter tornare presto a casa, oltre che alla salute, fa bene al cuore. In tutti i sensi.


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