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"Cilindri e feluche" di Giancarlo Giordano per Aracne editrice: la recensione
Autore: Fabrizio Federici - Redazione Cultura
Data: 09/06/2009 10:19:40

I decenni compresi fra l'Unità d'Italia ( marzo 1861) e le rivoltellate di Bresci contro Umberto I ( luglio 1900) segnano il "Primo tempo" della "Birth of a Nation" italiana, quel  quarantennio in cui il nuovo Paese si rifonda come Nazione ed entra a pieno titolo nella comunità internazionale. "Cilindri e feluche" è il titolo del saggio ( edito da Aracne, casa da sempre attenta ai grandi temi dell' innovazione, pp.414, €. 21,00, e acquistabile su www.aracneeditrice.it) che Giancarlo Giordano, docente di Storia delle Relazioni internazionali alla facoltà di Lettere della "Sapienza", già autore di studi su vari temi di storia diplomatica dell' Otto-Novecento, ha dedicato  al dopo Unità dal punto di vista proprio della diplomazia. Saggio che contribuisce a colmare un' indubbia lacuna: esistendo, sulla politica estera italiana 1861-1900, molti studi specialistici, ma non ancora – ad eccezione, chiaramente, delle pubblicazioni  del Ministero degli esteri -  un' opera generale, dal giusto spessore critico.

Con uno spoglio sistematico dei documenti rinvenibili, Giordano ricostruisce la storia diplomatica di questo quarantennio dividendola in tre fasi essenziali. La prima ( 1861-1876) coincide col governo della Destra storica, con quegli anni incredibili in cui i successori di Cavour devono affrontare problemi come  completamento dell' Unità,  Questione Romana, unificazione giuridico-amministrativa del Paese, brigantaggio meridionale, malessere di tante regioni inizialmente danneggiate ( più che avvantaggiate) dall'entrata in un mercato più ampio. In quegli anni – con un "mix", tipicamente italico, di saggezza e sconsideratezza, lungimiranza e miopia, debolezza e  derive repressive, viene acquisito il Veneto ( pur con le vergogne di Lissa e Custoza), cade Porta Pia ed è approvata la "legge delle guarentigie" (maggio 1871) sul riconoscimento della piena personalità giuridica  di Città del Vaticano, tra le prove migliori di politica ecclesiastica dello Stato laico.
 
Ma il  ventennio della Sinistra liberale ( 1876-1896), iniziato con l'innovatore Depretis e terminante nel disastro di Adua, epilogo della sconsiderata "grandeur" crispina, vede, già con Depretis e di Robilant, l'entrata dell' Italia, in urto con  la Francia per  Questione Romana e mire sulla Tunisia,  in un sistema d' alleanze dominato dalla Germania ( dell' 82 è la nascita della Triplice Alleanza),  che pone oggettivamente  le premesse dei nostri disastri novecenteschi; e l'avvio della politica coloniale da "imperialismo straccione". A quest'indirizzo – rileva l' Autore – ripara, in parte, l'Italia del 1896-1901.
 
Che non è solo quella dell'involuzione autoritaria, contrastata da socialisti turatiani e altre forze progressiste, delle sanguinose repressioni di Milano'98 e del regicidio di Monza: ma anche quella che, guidata diplomaticamente da Visconti Venosta, si riavvicina alla Francia, chiudendo la decennale "guerra delle dogane"  e rinunciando definitivamente a pretese sulla Tunisia ( il cui posto, però,  passerà, col nuovo secolo, al "Bel suol d'amore" libico). Coi partner della Triplice, invece,  prosegue quel rapporto ambiguo che solo nel 1914-'15, con la "Grande guerra", arriverà finalmente alla resa dei conti. 

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