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Firenze e trasporto pubblico: pendolari, presenze incorporee...

Firenze e trasporto pubblico: pendolari, presenze incorporee...
Autore: Anisa Myrto - Redazione Attualita'
Data: 10/08/2017 06:34:28

Un'ordinaria mattina di agosto 2017 alla continua ricerca della sopravvivenza allo stress.

Il pendolare è certamente la figura di viaggiatore più bistrattata da tutti i servizi. Questa figura di viaggiatore ha imparato da tempo a cercare soluzioni alternative di sopravvivenza. Si sa che le tratte a loro riservate sono spesso sovraffollate su treni che, tra l'altro, spesso non brillano per pulizia. La colpa qui non è dei soli gestori del servizio ma della maleducazione di chi, la tratta la percorre credendo che nessuno si servirà di quel posto dopo di lui.

Questo non è un racconto sul pendolare italico medio ma di una sua sottocategoria: il pendolare della linea ferroviaria Firenze/Lucca/Viareggio. Questa particolare specie di pendolare nel corso del tempo, dietro massiccia somministrazione giornaliera di disagio, ha raggiunto una calma ascetica, degna del miglior percorso buddista. Lo vedete? È lì, seduto nello scompartimento di un anonimo vagone, sulla sua poltroncina blu, chiedendosi, vagamente schifato, cosa sia la macchia sul sedile accanto a lui.

La stazione in cui si svolge il prologo del nostro racconto, è Santa Maria Novella a Firenze, e il nostro eroe sta tornando a casa dopo una giornata di lavoro. L'orario di partenza previsto arriva e passa e all'improvviso il temuto annuncio “il treno regionale diretto a Viareggio partirà con 10 minuti di ritardo”. Il messaggio non lo turba, continua a rimanere impassibile, imperturbabile, nulla fletterà la sua calma. I pluriennali stress con i messaggi dei continui ritardi lo hanno lobotomizzato. Ancora sbotta però quando la voce metallica, allo scadere dei 10 minuti, annuncia “il treno partirà con 20 minuti di ritardo rispetto a quanto già annunciato, ci scusiamo per il disagio”. Non riesce a rimanere sempre imperturbabile.

Arriva luglio e con lui il tanto atteso mese d'agosto è alle porte e con esso sparisce la calca d’umanità e arriva la quiete. Ma al peggio non c'è mai fine.

E così ai viaggiatori viene dato l’ennesimo triste annuncio: “nel periodo dal 6 agosto al 2 settembre la linea dà e per Pistoia-Montecatini è interrotta per lavori di potenziamento infrastrutturali. Il servizio,” prosegue l’annuncio, “verrà garantito con autobus sostitutivi.” Seguono i soliti minuti di ritardo alla partenza.

All’improvviso gli sovviene che la “tragedia” gli era già stata annunciata perché ricorda benissimo il disagio di una sera, saranno state le 9, quando si è reso conto che non c'erano treni disponibili per la percorrenza Viareggio/Lucca. Il pendolare scatta alla ricerca di lumi su questo inquietante, nuovo, fenomeno e gli viene detto dal capotreno che a Pistoia sarebbe dovuto semplicemente scendere dal treno, attraversare la stazione, e prendere un autobus che lo avrebbe portato a Montecatini-Terme, e dà lì alla stazione di Montecatini Terme-Monsummano dove un treno lo avrebbe atteso per il proseguo della tratta, pardon percorso. Il pendolare rimane un attimo spiazzato domandandosi i gestori, spinti da un moto di sincera preoccupazione verso i fruitori del loro servizio, avessero voluto tenerli in forma facendoli correre in su e giù a caccia di una coincidenza ma vedremo.

La lunga premessa era necessaria per farvelo sentire, perché lo avete avvertito vero? Il disagio. Dopotutto ricordiamo che parliamo di pendolari, persone che lavorano, studiano, e usano il treno per necessità. Sul retro di un biglietto regionale puoi leggere che hai contributo a ridurre le emissioni di CO2.  Bravo! Probabilmente lungo il percorso il pendolare avrà anche contribuito alla produzione di energia eolica, ma non perdiamoci in pensieri estranei al racconto.

Torniamo a noi, siamo ad agosto e il tanto temuto giorno di messa alla prova è arrivato e il nostro pendolare cerca di prendere l’autobus per coprire la distanza che lo porterà a Firenze. Ma, per una serie di sfortunate coincidenze non riesce a prendere la scappatoia per questo percorso a ostacoli per gentile concessione dei gestori dei treni, ovvero l’autobus di linea. Resiste, fa un respiro profondo, inspira, respira e va a prendere il treno. Prima di salire a bordo si dirige alla biglietteria, e lì trova il solito cliente “soddisfatto”: “Ma vi rendete conto del disagio che create? ho perso l’autobus per la coincidenza e sono rimasta ad aspettare il successivo per oltre 40 minuti senza nessun servizio!”. L’impiegato, con la flemma che lo contraddistingue, replica “Signora sto facendo una cosa e due cose insieme, quando riesco a farle, le faccio male!”. Il pendolare pensa a disagio, che in quel momento si sta occupando proprio del suo biglietto. Con la coda dell’occhio vede arrivare il treno, oblitera al volo e riesce a salire ad un soffio dalla chiusura delle porte. Come annunciato alla stazione Montecatini Terme/Monsummano, trova gli autobus sostitutivi e la gente comincia a scendere frettolosamente dal treno. Hanno certamente paura che partano senza di loro. Eccola qui una lunga teoria di gente (chi lo ha detto che Agosto è un mese con bassa frequenza?), che alle 8 di un martedì mattina di agosto aspetta, sotto un sole battente, che il biglietto venga controllato prima di salire a bordo. Una volta saliti bordo sorpresa! Il cavalcavia che collega la stazione di Montecatini all’autostrada sembrerebbe chiuso alla viabilità per lavori. Un enorme cartello giallo con scritto “DEVIAZIONE” e relativa freccia, non lascerebbe spazio a interpretazioni di sorta. L’autista si ferma nel mezzo della rotatoria, riflette, ragiona, pondera la questione, e alla fine prende il cavalcavia (sperando di avere ancora spazio di manovra?). La rilevazione avviene una volta avvicinatosi al punto in cui la strada viene interrotta. Il tratto chiuso al traffico regolare, viene aperta per il passaggio dei soli autobus di linea.

 Superato il casello, imbocca l’autostrada e riesce ad arrivare alla stazione di Pistoia senza intoppi verso le 8.20. Il pendolare giunto all’interno della stazione cerca nel tabellone delle partenze la sua destinazione. Lo guarda una volta, non gli sembra di aver letto bene, aspetta che passi la calca, si avvicina al tabellone. No, ha proprio letto bene: il prossimo treno per Firenze partirà alle 8.41. Sconfortato si dirige al binario di partenza e prende posto. Il treno parte anche con 3 minuti di ritardo e senza avviso perché sotto i cinque minuti non si è degni nemmeno di avvisi. Tira fuori il suo kit di sopravvivenza, cuffie e un buon romanzo, ma rimane trasognato a guardare fuori dal finestrino pensando, “se lo raccontassi diventerebbe dell’ottimo materiale per un film tragicomico”. All’improvviso si riscuote e sussulta. “Sono arrivato! “esulta (sono traguardi che vanno festeggiati). Guarda l’orologio, 9.30. Fa un rapido calcolo, non riesce a crederci! Ha partecipato a un vero e proprio esperimento sociale. C’è voluto 1.30 ore per una percorrenza media di 50 minuti. Borbottando, Lascia sul sedile del passeggero la solita flemma, scende dal treno e si prepara per la seconda parte della sua odissea giornaliera prima di poter arrivare sul luogo di lavoro deve affrontare i lavori della tramvia a Firenze. Si dirige a piedi verso il centro perché farà sicuramente prima ad essere sul posto di lavoro visto il disservizio cronico dell’ATAF e mentre cammina spera di avere più fortuna al ritorno e tornare a casa prima.

 

 

 

 

Il nostro racconto, volutamente scritto in chiave ironica, vuole però essere uno spunto di seria riflessione sulla condizione del pendolare. Sono una categoria di viaggiatori che conta milioni di persone ma, per chi gestisce il trasporto pubblico, sono trattati alla stregua di fantasmi, presenze incorporee che passato il giorno non esistono più. Come i fantasmi non sono riusciti a creare nelle lunghe ore di attesa passate su treni e autobus una specifica Associazione che difenda i loro diritti e per questo devono ogni giorno cercare soluzioni alternative di sopravvivenza dallo stress provocato dai continui disservizi e umiliazioni.

Chiunque abbia provato a rivolgere lamentale al riguardo sa benissimo che è inutile rivolgersi a capotreni, bigliettai, controllori o conduttori di un trasporto pubblico perché loro non sanno niente e non sono tenuti a darvi alcuna spiegazione. Non parliamo poi di ottenere rimborsi perché a fronte di un servizio pagato non ricevi, salvo casi eccezionali, un risarcimento per i continui ritardi e/o disservizi cronici cui il trasporto pubblico è soggetto.

Certamente il primo pensiero di chi leggerà sarà sorridere pensando che il disagio che stiamo esprimendo deve essere qualcosa di non solo temprato in chi ogni giorno è costretto a spostarsi per necessità, ma ormai assimilato al punto da non doversi arrabbiare per una manciata di minuti di ritardo. Se è questo pensiero che avete formulato non siamo riusciti a farvi capire cosa vuol dire spostarsi ogni giorno per lavoro con un mezzo pubblico, dove ogni minuto perso rappresenta un passo più svelto una corsa precipitosa perché non puoi dire anche oggi il treno era in ritardo! Rischiare di essere licenziati a causa di un servizio pagato ha certamente dell’assurdo.

A questo punto cambiamo esempio, pensiamo invece al caso di uno studente, certamente penserete meno vincolato agli orari di quanto può esserlo un dipendente. Anche qui vi sbagliereste, perché non vi siete posti nell’ottica dei tanti esami non dati possono conseguire ad un ritardo, anche se solo di pochi minuti. L’appello è stato fatto, non ti sei presentato, torna al successivo. Mesi di lavoro, sacrifici per apprendere quell’esame alla perfezione, sprecati per una manciata di minuti di troppo. Non date la colpa alla disorganizzazione. Chi viaggia ha imparato a sacrificare più del tempo necessario anche per brevi spostamenti.

E adesso rapportato tutto questo nel lungo periodo, ad un anno, due, tre, quattro, quei minuti vi sembrano ancora pochi, irrisori? Ogni giorno per tutto il tempo in cui vi dovrete spostare sapete che per arrivare in un dato orario, ogni volta aggiungerete più tempo, perché sapete che i ritardi sono cornici e ogni volta lo spazio ritagliato per il viaggio si allunga. Ed ecco che quei minuti diventano tempo perso, tempo che può certamente essere impiegato diversamente, invece che seduto, in uno scompartimento, guardando gli altri passeggeri, cercando di capire, cosa sia successo questa volta per far fermare il treno di botto sui binari. 


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